"L' illuminazione all' interno del magazzino delle polveri era fornita da lumi a petrolio, sistemati dentro due finestrelle ricavate nello spessore del muro. Ogni finestrella era delimitata internamente da una lastra di vetro, sigillata ermeticamente con zolfo fuso, ed esternamente da uno sportello metallico munito di serratura. Aprendo tale sportello dal corridoio esterno, si accendeva il lume a petrolio" Bonnardel - Bossuto - Usseglio, 'Il gigante armato, Fenestrelle fortezza d'Europa', Torino, editrice Il Punto, 1999, pag 106
Il parafulmine La polveriera di Sant' Ignazio, polveriera presente nel Forte di Fenestrelle, era fornita di un particolare sistema di parafulmini; sulla copertura erano piantate lunghe aste di ferro con in punta delle stelle dorate. Tali aste erano collegate fra loro da un cordone in rame che scendeva fin dentro al pozzo pieno d'acqua contenuta in una particolare torretta situata ad est dell' edificio. Al cordone, annegata nell' acqua, era attaccata una boccia di rame munita di alcune spirali, che consentiva quindi al fulmine, attirato dai pali sul tetto e convogliato dal cordone sulla torretta, di scaricarsi completamente.
Fenestrelle durante l' era romana faceva parte della zona di confine del regno di Donno e del successore Cozio, per questo era denominata 'Finis Terrae Cotii' ovvero 'Fine delle terre dei Cozi' da cui deriva appunto il nome del luogo. Bibiliografia: Bonnardel - Bossuto - Usseglio, Il Gigante Armato, Fenestrelle fortezza d'Europa, Torino: Il Punto, 1999, p. 9.
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